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Roma, i dipendenti contestano il piano di riorganizzazione della proprietà

I dipendenti della Roma hanno proclamato lo stato di agitazione contro la riorganizzazione voluta dalla proprietà Friedkin, contestando il trasferimento di 38 lavoratori e denunciando un possibile demansionamento.

È in corso una mobilitazione sindacale senza precedenti nella storia recente della Roma. I dipendenti del club hanno proclamato lo stato di agitazione contestando il piano di riduzione dei costi promosso dalla proprietà Friedkin, che a loro giudizio si tradurrebbe in un licenziamento collettivo attuato attraverso riorganizzazioni ed esternalizzazioni.

Al centro della vertenza c’è il ricollocamento di 38 lavoratori. Si tratta di persone che operavano nella comunicazione, nel marketing e nella segreteria sportiva e che sono state destinate alle attività di vendita e di gestione del magazzino nei negozi ufficiali della società. L’avvocato Francesco Bronzini, che segue alcuni dei dipendenti interessati, parla di un forte ridimensionamento delle competenze e di un demansionamento di figure professionali con una lunga esperienza nel club.

La Roma considera i cambiamenti parte di una ristrutturazione resa necessaria dalla chiusura dei propri canali media e dall’integrazione con la controllata Soccer. Le attività di marketing sono state affidate alla multinazionale We Are Social. A seguire sul piano operativo il processo sono il direttore finanziario Jason Morrow e la responsabile delle risorse umane Simonetta Iarlori, in una fase caratterizzata dall’assenza di un amministratore delegato dopo le dimissioni di Lina Souloukou.

Il riassetto rientra nella strategia di contenimento delle perdite collegata agli obblighi UEFA sul Fair Play Finanziario. Il club è stato recentemente sanzionato con una multa da 6 milioni di euro. I lavoratori, tuttavia, mettono in dubbio che la situazione economica possa giustificare i tagli: la qualificazione alla Champions League avrebbe infatti portato nelle casse della società circa 20 milioni di euro di nuove entrate.

La protesta si sviluppa in un quadro di forte accentramento decisionale a Trigoria. In assenza di una guida dirigenziale stabile, molte scelte operative restano subordinate all’approvazione della proprietà. In questo scenario avrebbe assunto un peso significativo anche Ed Shipley, pilota d’aereo e amico del presidente Dan Friedkin, già coinvolto nella gestione del precedente confronto tra l’allenatore e Claudio Ranieri.

Parallelamente, all’interno dell’area sportiva Gian Piero Gasperini avrebbe ottenuto maggiori margini di intervento, fino a incidere direttamente sulla scelta del nuovo direttore sportivo: Tony D’Amico, in passato dirigente dell’Atalanta.

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